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Lavori al porto, un arresto e sequestri per truffa sui materiali

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I finanzieri della Compagnia di Molfetta hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani nell'ambito dell'inchiesta sui lavori del nuovo porto commerciale di Molfetta

Agli arresti domiciliari è finito un imprenditore, rappresentante legale della società fornitrice di materiale lapideo per i lavori di messa in sicurezza del porto. Altre misure cautelari sono scattate nei confronti del direttore operativo dell’ufficio della direzione dei lavori e di un dirigente dell’Ente locale responsabile del procedimento, per i quali sono stati disposti la sospensione dall’esercizio di pubblici uffici e servizi e il divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per il tempo massimo consentito dalla legge.

Con la medesima ordinanza è stato disposto nei confronti di due società (fornitrice e subappaltatrice del materiale lapideo) il sequestro di beni e disponibilità finanziarie pari al profitto dei reati contestati, quantificato complessivamente in 250 mila euro. Inoltre il gip ha disposto il sequestro impeditivo delle aziende e delle quote societarie delle due società. I reati contestati sono truffa, frode nelle pubbliche forniture e gestione illecita di rifiuti. Il provvedimento costituisce l’epilogo di una complessa ed articolata indagine effettuata dalla Compagnia di Molfetta, avviata nell’ottobre del 2021.

L’inchiesta ha messo in luce un collaudato sistema di frode nell’ambito dell’opera di completamento del molo di sopraflutto (“diga a gettata per proteggere il bacino portuale, consistente nella posa di più strati in blocchi, naturali o artificiali. I materiali richiesti dovevano essere chimicamente inalterabili e meccanicamente resistenti, compatti e con un elevato peso specifico, come desumibile dal Capitolato Speciale di Appalto ed era prevista la fornitura e posa in opera di circa 106 tonnellate di materiale da cava, dei quali circa il 60% costituito da tout venant necessario per la costruzione del nucleo e il restante 40% da massi in scogliera”).

In particolare, è stato accertato che anziché fornire il materiale previsto dal capitolato speciale d’appalto, è stato utilizzato anche attraverso l’ausilio di documenti di trasporto falsi, materiale riveniente da scavi eseguiti su terreni privati, materiale vegetale e di dubbia provenienza, incluso materiale qualificato nella ordinanza cautelare (anche sulla base degli esiti di specifica consulenza tecnica) come rifiuto speciale . Il materiale illecitamente impiegato sarebbe pari a circa 40 mila tonnellate. Le investigazioni hanno consentito di acquisire gravi indizi sulla base dei quali sono state iscritte nel registro degli indagati nove persone fisiche e le società sequestrate. Numerosi gli elementi probatori (anche video) acquisiti che hanno finora consentito di ritenere le operazioni di carico dei materiali non conformi sui camion e il loro conferimento all’interno del cantiere del nuovo porto. Così come, ulteriore conferma è stata acquisita dalle conversazioni telefoniche intercettate.



Questo è un articolo pubblicato il 26-10-2023 alle 12:34 sul giornale del 27 ottobre 2023 - 44 letture






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